19/01/2012  
EXPOELETTRONICA 2012  

Ragazzi, vi ricordo che il GAS sarà presente alla fiera di Modena nelle giornate di Sabato 21 e Domenica 22 Ge...
 
 
19/01/2012  
RINNOVO TESSERA SOCIALE - ANNO 2012  

Ricordiamo ai gentili soci che, per coloro che non l'avessero ancora fatto, sta per scadere il termine (31.01....
 
 

 
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AEROPLANI RADIOCOMANDATI

La stessa parola definisce l'aeromodellismo come la realizzazione di piccoli aerei in scala ridotta. Una prima classificazione, esistente anche in altri settori del modellismo, è quella tra aeromodellismo "statico" e "dinamico", cioè, nel nostro caso, volante. Nel primo caso l'opera del modellista tende a riprodurre, nel modo più fedele possibile, un vero aereo, curando il rispetto delle proporzioni, della colorazione, dei dettagli, ecc., in modo da ottenere la massima verosimiglianza, tale che, ad esempio, una fotografia realizzata su uno sfondo opportuno, dia l'idea di raffigurare il vero aereo. E' questa un'attività di tutto rispetto che, specie ai livelli più elevati, richiede notevole abilità manuale e grande pazienza, sì da ottenere, sia partendo da zero che da scatole di montaggio in plastica, ampiamente diffuse sul mercato, dei modelli degni di figurare in mostre ed esposizioni, accanto ai veri aerei in grandezza naturale. A nostro parere, peraltro, l'aeromodellismo "dinamico" è un'attività più completa, in quanto oltre all'abilità costruttiva, essenziale negli aeromodelli più sofisticati, richiede un notevole supporto di nozioni scientifiche in numerose discipline, quali la matematica, la meccanica, la dinamica, la termodinamica, l'elettricità, la radiotecnica, l'aerodinamica, l'idrodinamica, la chimica, la scienza delle costruzioni, ecc. E l'applicazione pratica di queste discipline, partendo inizialmente dalle nozioni più elementari, diviene sempre più ampia e approfondita, man mano che l'aeromodellista, da semplice costruttore, passa ad essere collaudatore, pilota e progettista di modelli di diverse categorie, ognuna delle quali gli pone nuovi problemi, la cui soluzione ottimale gli consentirà di ottenere sempre migliori risultati tecnici. Così i giovani che coltivano l'aeromodellismo sentono subito la necessità e l'utilità di applicare alla loro attività quelle cognizioni che vengono man mano apprendendo nei loro studi; ed osservando i progressi che riescono a conseguirne, si appassionano vieppiù nello studio, ed assimilano facilmente e profondamente quelle nozioni tecniche, che altrimenti riescono aride e facili da dimenticare. Insomma l’aeromodellismo presenta una notevole utilità educativa, formativa e didattica, che va ad integrare efficacemente le carenze della scuola. Sono infatti molti gli aeromodellisti che sono diventati tecnici, progettisti, manager o industriali, sia in campo aeronautico che in altri settori, con indubbi vantaggi per l’economia nazionale. Comunque non si pensi che per diventare bravi aeromodellisti sia necessario essere ingegneri! Nella maggior parte dei casi il progetto, aerodinamico e costruttivo, degli aeromodelli, anche se deve risolvere problemi simili a quelli affrontati dai progettisti o collaudatori aeronautici, viene impostato e risolto in maniera più empirica, in base all'esperienza propria e degli altri, esperienza che si può facilmente acquisire con l'osservazione sui campi di gara, con lo studio di libri e articoli tecnici e l'esame di disegni di modelli pubblicati sulle riviste specializzate, ecc. Se poi qualcuno non si sente in grado di realizzare un buon progetto personale e di affrontare procedimenti di lavorazione complessi, può benissimo, almeno nella prima fase, avvalersi dei sempre più numerosi kits commerciali, che offrono prodotti di alto livello tecnologico, con diversi gradi di prefabbricazione. Così il costruttore potrà limitarsi all'assemblaggio ed al montaggio degli accessori e dedicarsi esclusivamente al centraggio, alla messa a punto ed al pilotaggio della sua creatura. Anche i ragazzi di dieci anni possono quindi iniziare a costruire e far volare i loro bravi modelli, in quanto vi sono alcuni tipi estremamente semplici, e nello stesso tempo capaci di dare grandi soddisfazioni al loro costruttore, il quale poi man mano progredirà con le sue conoscenze, anche al di fuori del campo scolastico, formandosi un bagaglio di cognizioni, che potranno essergli assai utili in seguito, nella vita, sia nell'attività professionale che, magari, nei semplici lavori domestici "fai da te". Ma questo non basta: una volta costruito il suo modello, il giovane esce per le prove di volo, e trascorre delle piacevoli ore all'aria pura e libera, lontano dall'atmosfera viziata delle grandi città, su aeroporti o prati, dando sfogo alla sua naturale esuberanza fisica e ritemprando il suo spirito. Ed infine, quando ha raggiunto un certo grado di preparazione tecnica, affronta il cimento della gara. Probabilmente la prima volta il risultato non sarà molto brillante, ma un giovane in gamba non si scoraggia. Lo spirito di emulazione lo spinge ad applicarsi sempre di più, a rendersi conto dei suoi errori ed a correggerli, finché non avrà raggiunto, o almeno vi si sarà avvicinato, la perfezione, e sarà entrato nel novero dei "campioni". Inoltre i giovani nelle gare respirano normalmente un'atmosfera di cordialità e lealtà sportiva, di fronte alla quale tutti i confini nazionali e tutte le barriere crollano, di fronte all'unica grande passione che li accomuna. Non sono in gioco grandi interessi, come purtroppo avviene in altri sport più famosi, e non vi sono fenomeni di doping. Il tempo impegnato nell'attività di progetto, disegno, costruttiva e sportiva, che non deve far trascurare lo studio, ma anzi integrarsi ad esso, come già detto, fa sì che i giovani che praticano l'aeromodellismo siano distolti da altri passatempi inutili e spesso dannosi, sia fisicamente che moralmente, che possono anche portare al rifugio nella droga, che spesso apre poi la strada al crimine. Pertanto tutti gli educatori dovrebbero dare la massima diffusione all'aeromodellismo fra i giovani da loro curati, e non ci sembra azzardato affermare che se lo Stato dedicasse una modesta fetta delle sue risorse per favorire la diffusione dell'aeromodellismo (oltre naturalmente quella di altri sport, utili soprattutto al fisico dei giovani) potrebbe realizzare notevoli economie in altri settori, quali sanità ed ordine pubblico. Peraltro l'aeromodellismo non è solo un'attività giovanile, magari considerata solo come propedeutica al volo, ma anche un hobby per persone mature ed affermati professionisti, che desiderano dedicare le loro ore libere ad un'attività che li distolga dagli stress quotidiani e possa fornire loro nuove soddisfazioni. Insomma, si può ben dire che l'aeromodellismo non è un semplice hobby, ma uno sport tecnico completo, per cui l'aeromodellista, anche se non è in grado di volare sulle proprie creature, sotto certi aspetti è più completo di un pilota di aerei a motore o di alianti o di mezzi per il volo da diporto o sportivo (ultraleggeri, deltaplani e parapendio), proprio perché, in molti casi, egli non è solo il pilota, ma anche l'ideatore, il realizzatore ed il collaudatore dei suoi aeromodelli, che obbediscono alle stesse leggi fisiche dei veri aerei. Infatti il volo degli aeromodelli precedette quello degli aerei, perché con essi i precursori del volo del "più pesante dell'aria" collaudarono l'esattezza delle loro intuizioni teoriche, studiando in scala ridotta le caratteristiche di volo e le sollecitazioni che si sarebbero poi verificate negli aerei. Anche oggi, non più sul piano delle intuizioni, ma su quello delle scienze esatte, degli aeromodelli, generalmente statici, ma talvolta anche volanti, vengono realizzati in scala rispetto al progetto di un nuovo aereo, per verificare nelle "gallerie a vento" o in volo, se il comportamento effettivo corrisponde a quello previsto, in base al quale, ad esempio, un'ala dieci volte più piccola di quella in grandezza naturale, dovrà muoversi con una velocità dieci volte maggiore, per essere investita dallo stesso numero di particelle di aria e quindi produrre gli stessi effetti aerodinamici, in termini di portanza e resistenza. Ma anche questo settore sperimentale (come pure quello dei piccoli aerei senza pilota, destinati a scopi commerciali o di ricerca scientifica o ad usi militari) esula dal concetto dell'aeromodellismo in senso stretto, inteso come hobby sportivo, che nelle varie categorie persegue propri obiettivi, come la massima durata di volo, la massima velocità, l'autonomia, ecc., in base ai regolamenti sportivi che fissano alcune caratteristiche per ciascuna specialità. Ciò spiega come gli aeromodelli, svincolati da esigenze di capacità di trasporto, e condizionati dalla mancanza di un pilota a bordo, ed in certe categorie anche a terra, si siano evoluti secondo schemi molto diversificati, ed in alcuni casi assai differenti da quelli dei veri aerei, ad esempio con fusoliere lunghe e sottili, che risultano leggere ed offrono poca resistenza all'avanzamento, e nello stesso tempo conferiscono lunghi bracci di leva alle superfici di coda (impennaggi) stabilizzanti, tali da consentire un sufficiente grado di "auto-stabilità", indispensabile particolarmente per i modelli in volo libero. Al contrario, nei modelli pilotati (mediante cavi o radiocomando), specie se di tipo acrobatico, il progettista cerca di esaltare le caratteristiche di "manovrabilità", e si ottengono schemi più simili a quelli dei veri aerei, schemi che anzi, in alcuni casi, vengono travalicati, per mettere l'aeromodello in grado di compiere manovre talmente spinte, che nessun aereo vero - e nessun pilota a bordo di esso - sarebbe in grado di sopportare fisicamente. Un aeromodello vola nella stessa maniera in cui vola un aereo vero, cioè sfruttando la "portanza", che si sviluppa sull'ala, che attraversa l'aria con una velocità sufficiente, in relazione al peso del modello, e con un certo angolo positivo (incidenza), tale da creare una reazione aerodinamica diretta verso l'alto. Naturalmente l'aria oppone una certa "resistenza" al moto del velivolo, per cui occorre una forza che consenta la traslazione alla velocità di sostentamento, cioè, in poche parole, è necessario un "motore" che, azionando l'elica (o per spinta diretta nel caso dei motori a reazione), determini una "trazione", almeno uguale alla resistenza nel volo orizzontale, e superiore per ottenere la salita con la velocità voluta. Esistono peraltro anche i modelli "veleggiatori" che, come i veri alianti od i deltaplani ed i parapendio, volano senza motore, lungo una traiettoria in discesa rispetto all'aria che li circonda, con un angolo tanto più basso quanto maggiore è il rapporto fra la portanza e la resistenza (cioè l' "efficienza"), in modo tale che una componente del peso sostituisce la trazione, equilibrando la resistenza, come avviene in un'automobile che, in discesa, continua a camminare anche se si spenge il motore! Se però i veleggiatori volano in discesa rispetto all'aria, non è detto che debbano sempre scendere rispetto al terreno, perché spesso nell'aria si formano correnti ascensionali, dette "termiche" se sono provocate dal riscaldamento dell'aria che, espandendosi, tende a salire, oppure "dinamiche" quando il vento colpisce la superficie inclinata di un pendio, indirizzandosi verso l'alto. Ecco quindi che anche i veleggiatori, pur senza motore, possono compiere voli di lunga durata. Da notare che con il termine "motore" non intendiamo riferirci solo al motore a scoppio, che pure è il propulsore più usato in campo aeromodellistico (ma oggi sono molto diffusi anche i motori elettrici e si sono affacciati quelli a turbina), ma anche, nel senso lato di organo capace di fornire energia, alla semplice "matassa elastica" che, se di buona qualità e trattata bene, può consentire ottimi risultati. Per finire vogliamo ricordare che, grazie al continuo progresso aerodinamico e tecnologico, oggi gli aeromodelli sono in grado di fornire prestazioni di livello elevatissimo, che se nelle gare vengono generalmente limitate per ragioni pratiche dai regolamenti, in altre occasioni, con un'organizzazione ad hoc e talvolta con lo sfruttamento di condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli, possono portare al raggiungimento di primati incredibili, come velocità prossime ai 400 km/h, permanenze in volo di oltre 36 ore, distanze percorse di oltre 830 km in linea retta e 1.300 km in circuito chiuso, altezze (guadagno di quota sul punto di partenza) di 8.200 metri, ecc.

 

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